.
Annunci online

Le_ali_di_Icaro
A challenge to change
 
 

POLITICA
13 febbraio 2011
Coerenza e indignazione

Questa mattina a Genova mi è capitato di assistere alla seguente scena.

Verso mezzogiorno recandomi al Billa di Via Cesarea vedo uscirne Sergio Cofferati con una mano al figlio e nell’altra la spesa. Fin qui tutto normale ed anche commendevole: l’importante uomo politico va a fare la spesa da solo e non usa portaborse; sennonché ad attenderlo c’era un Mercedes parcheggiato in zona riservata con due uomini della scorta solerti ad aprirgli il portabagagli affinché il Nostro potesse posare la spesa senza ulteriori fatiche. Eseguita l’ardua incombenza, uno dei due uomini lo seguiva mentre Cofferati si avviava verso Piazza Colombo, sempre tenendo per mano il figlio, mentre l’altro si muoveva con l’auto di scorta per andargli incontro.

Mi domando quali siano le motivazioni per cui questo signore debba muoversi di domenica mattina su una macchina presumibilmente dello stato ed usufruendo di due uomini di scorta pagati dalla collettività. Mi domando quali pericoli corra quest’uomo. Ed ammesso che egli sia seriamente minacciato (ma da chi?) ed abbia bisogno di una tutela, allora è un irresponsabile perché se ne va tranquillamente a passeggio con un bambino! Delle due l’una: o è in pericolo e allora ha bisogno di scorta, ma non mette in pericolo il figlio; o non lo è, ed allora non ha bisogno di scorta. Tertium non datur.
A me pare solo uno dei tanti privilegi feudali di cui godono i nostri politici. L’essere stato segretario generale della CGIL non può comportare tali privilegi; così come l’essere deputato europeo. Anzi, il segretario della CGIL proprio in quanto tale, e per quello che ha rappresentato, dovrebbe rifuggire da essi!
È doloroso constatare che anche dalla mia parte, che fa della crescita morale del paese una questione fondante, si debba assistere a simili spettacoli. È indecoroso che uomini della polizia siano posti al servizio di un uomo che, visto che se ne va in giro tenendo per mano il figlioletto piccolo, evidentemente non corre pericolo alcuno.
Se vogliamo sperare di riuscire a dare una spinta decisiva al miglioramento della nostra società, dobbiamo cominciare da noi stessi. La coerenza è una virtù: come pretendiamo di smascherare i vizi altrui, se non siamo capaci di vedere e correggere i nostri?  In quale altra democrazia occidentale, quelle che giustamente richiamiamo ogni volta che pensiamo al Caimano, si potrebbe assistere ad un simile indecoroso spettacolo? Amici, acquisiamo il coraggio di guardare anche alla pagliuzza nel nostro occhio per cercare di eliminarla. Non c’è altra via per avere credibilità. Un progetto per l’Italia non può che passare innanzitutto attraverso il rigore e la coerenza dei propri comportamenti, non solo di quelli altrui. Non vorrei che alla fin fine avesse ragione Beppe Grillo. Personalmente sono indignato.
Che tristezza!
Frali.
POLITICA
5 luglio 2009
UN PROGETTO PER IL PAESE

Mi auguro che in questo lungo dibattito precongressuale i candidati alla segreteria possano trovare voglia, tempo e capacità per illustrare con chiarezza la loro idea di paese e come intendano attuarla. Il loro progetto politico, insomma.

Sinora, mi pare, sono apparsi con evidenza solo gli schieramenti; assai meno le ragioni sulle quali essi si fondano, al di là di generiche dichiarazioni.
Auspico che Franceschini, Bersani, Marino dicano esprimano con chiarezza il loro pensiero almeno sui seguenti aspetti:
1)    Qual è la loro idea (sociale – politica - organizzativa) di Italia fra cinque – dieci anni. Che tipo di società intravedono? Quali sono i problemi attesi? Come intendono affrontarli e risolverli? Qual è il percorso che intendono intraprendere per raggiungere il loro obiettivo?
2)    Legalità. Cosa intendono fare per ristabilire uno spirito di legalità nel paese. Al di là delle generiche prese di posizione anti-berlusconiane, e del tentativo di assegnare ad una sola parte politica tutte le colpe, bisogna prendere coscienza che in Italia c’è un generale problema di scarso rispetto delle leggi. Ed è un atteggiamento, ahimè,  trasversale, né di destra né di sinistra (si veda nell’ultimo numero di L’Espresso la lettera del ghost writer di un deputato di sinistra), ma che coinvolge tutti. La vera rivoluzione in questo paese sarebbe, non fare nuove leggi, ma fare in modo che quelle esistenti siano pienamente rispettate. Solo successivamente riformare quelle che palesemente non funzionano: cambiare continuamente leggi che non sono mai state applicate serve a poco o a niente.
3)    Merito. Cosa intendono fare per ristabilire nel paese una logica virtuosa per cui il sapere, il saper fare e l’impegno serio contino più dell’apparire e dello schieramento di appartenenza?
4)     Economia e finanza. Qual è la loro proposta di politica industriale ed energetica? Come raggiungere l’obiettivo, in quanto tempo, con quali fondi? E sul fronte della finanza cosa propongono per evitare le situazioni di sudditanza nei confronti degli istituti finanziari. E sulla concorrenza? E sulla carente azione delle authorities?
5)    Imposte. Il livello di tassazione dell’Italia è tra i più elevati al mondo: è risaputo. Se all’alto livello di tassazione corrispondesse una elevata qualità e fruibilità dei servizi, probabilmente saremmo in molti disposti ad accettarlo. Ahimè, così non è. La sensazione diffusa è che stiamo mantenendo un apparato statale pletorico, il cui costo complessivo è inversamente proporzionale al servizio reso (in termini qualitativi e quantitativi). Occorre, forse, ripensare i servizi che lo stato vuole o deve offrire e che il cittadino paga attraverso la contribuzione. E non trascurare la possibilità di ristrutturarne i bilanci, anche a costo di sacrifici occupazionali. Non si può continuare a pensare di salvare sempre capra e cavoli. Arriva il momento in cui occorre avere il coraggio della palingenesi:  un bel reset e ripartire.
 
Il male di questo paese è che ha smarrito l’orientamento e non sa più cosa vuole essere: un moderno paese occidentale o l’avamposto dei paesi in via di sviluppo? Non c’è più progettualità ed anche quando si decide, con fatica, di fare qualcosa manca la prospettiva: come organizzarsi per raggiungere l’obiettivo, come spiegare in modo chiaro le ragioni dell’obiettivo, come superare gli interessi particolari. Sin dai tempi di Machiavelli e Guicciardini è noto che questo paese da prevalenza al “particulare”, piuttosto che all’interesse collettivo. I partiti stessi ne sono un esempio eclatante: quasi mai riescono a trovare una sintesi in cui l’interesse generale abbia la priorità.  
È dunque necessario lavorare affinché si sviluppi una nuova e più forte coscienza dell’interesse collettivo.
 
Per riuscirci pienamente ritengo che si debba lavorare su due versanti:
1) diffondere la cultura della preminenza dell’interesse collettivo con esempi concreti, stili di vita, scelte personali che stimolino all’emulazione;
2) mettere in pista tutti gli strumenti di controllo per punire in modo esemplare i comportamenti scorretti (da qualunque parte provengano) e premiare quelli corretti. Far vedere concretamente, insomma, che comportarsi bene “rende” ed è apprezzato.
 
In questo ambito rientra il discorso più generale sui politici, che devono finalmente rendersi conto che la militanza politica richiede coerenza di comportamenti. Io, politico, se invoco il rispetto della legalità, devo essere il primo a rispettarla in maniera ancora più rigorosa. Se richiedo sacrifici, devo essere il primo a farne. Ridurre od abolire, dunque, i privilegi di parlamentari e non. Troppi personaggi in Italia usufruiscono di privilegi incomprensibili e costosi per la collettività. Penso, tanto per rimanere a casa nostra, all’ex sindaco di Bologna ora neo-deputato europeo che usufruisce di scorta e macchina di stato che lo accompagnavano nei suoi spostamenti da Bologna a Genova e nelle sue passeggiate per il centro di Genova. E penso al leader dei tories inglesi, Cameron, che si sposta in bicicletta.  Se non si capisce che, per avvicinarsi alle grandi democrazie occidentali, è arrivato il momento di azzerare questi privilegi non si andrà molto lontano. Noi democratici dovremmo essere i vessilliferi di questo nuovo spirito.
 
E dunque un invito ai candidati: provate per una volta a volare alto, a pensare solo all’interesse collettivo e ad assumere comportamenti rigorosamente coerenti. Accadesse questo, penso che si potrebbe ben sostenere che è stata imboccata la strada del rinnovamento reale, nei fatti e non solo a parole.
 

Frali.

 

 

politica interna
23 febbraio 2009
Su Veltroni, Franceschini e l'anti-berlusconismo come proposta politica

Vorrei soffermarmi e riflettere un po’ su quanto è accaduto la scorsa settimana: le dimissioni di Veltroni e la nomina a segretario di Franceschini.

Parto da quest’ultimo. Non lo conosco bene; però da quel poco che ho potuto vedere seguendo qualche talk-show non ne sono rimasto particolarmente colpito, né sotto il punto di vista della capacità di formulare proposte politiche, né sotto quello del carisma. Ho apprezzato, tuttavia, lo spirito di servizio con il quale ha accettato la candidatura a segretario, ben sapendo che si tratta di una candidatura a capro espiatorio: così non fosse non sarebbe stato votato quasi all’unanimità! D’altra parte qualcuno che si sacrificasse era necessario ed il fido Franceschini sembrava essere lì apposta.

Ma veniamo alle cose sostanziali. Franceschini è stato il vice di Veltroni e dunque dovrebbe averne condiviso le scelte politiche ed organizzative; cosa che lui stesso ha onestamente ammesso quando ha affermato che “gli errori di Veltroni sono i miei errori”. Se così stanno le cose, può qualcuno spiegarmi per quale ragione ha deciso di azzerare il governo-ombra e di cambiare squadra? Può forse ciò voler dire che non condivideva quelle scelte di Veltroni? E se così è, perché è restato al suo posto? Oppure è realmente convinto che quelle soluzioni fossero realmente sbagliate? Ma se così fosse, l'esserne stato corresponsabile non gli crea qualche problema di coerenza? Tutto ciò mi sembra molto, ma molto, strano ed equivoco.

Sarebbe stato certamente meglio che il nuovo segretario potesse essere scelto con il meccanismo delle primarie. D’altra parte è anche vero che, per poterle condurre in modo corretto, era necessario dotare il partito di una guida sufficientemente stabile. Ritengo dunque che, nonostante le primarie fossero dotate certamente di maggior fascino e potessero conferire indiscutibile prestigio al vincitore, sia stato giusto puntare sul possibile e cioè la nomina di un segretario che si assumesse l’onere della guida nella tempesta. Se trovi qualcuno disponibile a togliere le castagne dal fuoco e a fare l’agnello sacrificale perché rinunciarvi? Nella patria di uomini che intendono la politica come applicazione dell'arte dei sensali cosa ci si poteva aspettare di più e di meglio?

Io sono stato tra quelli che, sebbene non completamente convinti, avevano votato per Veltroni ed avevano apprezzato il suo sforzo di razionalizzazione e semplificazione del sistema politico, rinunciando all’alleanza con le varie rissose sinistre. Avevo anche molto apprezzato il tentativo in campagna elettorale di smarcarsi dall’anti-berlusconismo e di andare avanti con proprie proposte. Hai visto mai – mi dicevo – che finalmente hanno capito che più lo attaccano e più Berlusconi prende voti e che l’unico modo di sconfiggerlo è quello di disinteressarsi di lui e portare avanti le proprie idee? Possibile che Prodi, l’unico che in quindici anni è riuscito a sconfiggere Berlusconi, non abbia insegnato nulla?

Non è che non vedessi gli errori fatti da Veltroni sino ad allora, quali ad esempio gettare nell’ottobre del 2007 un salvagente a Berlusconi in lite con Fini e Casini e poi annunciare ai primi di gennaio 2008 l’intenzione di andare alle elezioni da solo proprio nel momento in cui Mastella non aspettava altro per far saltare il governo. Errori frutto forse di presunzione (il pensiero di essere più abile degli altri nel gestire il Berlusca) o di leggerezza (fare enunciati senza riflettere sulle conseguenze) o di preciso calcolo: chissà? Tutto ciò dava da pensare, certamente, ma l’idea di fondo: semplificare il quadro politico e abbandonare la contrapposizione con Berlusconi a favore di un tentativo di elaborazione politica originale rappresentavano un’effettiva novità e meritavano appoggio.

Cosa è successo invece? Passati nemmeno due mesi dal voto, Veltroni si è scoperto anti-berlusconiano acceso, con una virata così repentina come succede quando si resta delusi. Ma davvero aveva pensato che con il Berlusca bastasse fare un po’ di smancerie e non aveva ancora capito che l’uomo è furbo ed intelligente, ti ammalia e poi ti frega?

Fatto sta che ad un certo punto Veltroni non è più stato capace di elaborare una proposta seria articolata completa, a diffondere un progetto politico in cui riconoscersi e, per lo meno, su cui discutere e si è consumato in una sterile contrapposizione a Berlusconi. Sterile perché va a stuzzicare Berlusconi in un terreno in cui lui è maestro e gioca assai meglio. Sterile perché ti fa spendere le energie a correre di qua e di là su obiettivi scelti da altri e t’impedisce di prendere in mano le redini del gioco. Sterile perché offre la possibilità a Berlusconi di assumere con maggiore facilità le decisioni che gli pare, favorito dalla spinta alla coesione che gli attacchi frontali stimolano e negli alleati e negli elettori.

Molti osservatori (penso al Riformista in Italia, ma anche a Chiamparino) hanno più volte lanciato l’avviso, ma Veltroni niente, non se n’è dato per inteso. Salvo fare qualche marcia in dietro ogni tanto. Cosa che ha avuto il solo effetto di acuire il disorientamento degli elettori e di accrescerne il disagio.

A ciò va poi aggiunto l’incapacità di mantenere anche sul piano personale un comportamento coerente e lineare. Cosa ci faceva Veltroni con la scorta e due macchine, come lo si vedeva in TV? Nessuno lo ha mai fatto riflettere che Cameron, il leader dei conservatori inglesi, gira in bicicletta? La scorta avrebbe dovuto rifiutarla da segretario, non fare la sceneggiata una volta rassegnate le dimissioni. Per non dire l’acquisto di un appartamento a New York nel momento in cui scoppia la crisi (è vero non c’è niente di male, ognuno impiega come vuole i propri soldi, ma un uomo politico, vivaddio, deve anche badare ad altri aspetti).

Ho letto che D’Alema imputa a Veltroni il non aver saputo organizzare la presenza sul territorio. Mi pare che questa incapacità non possa suscitare alcuna sorpresa, visti i precedenti alla guida del PDS. D’altra parte penso che ciò non abbia rappresentato il reale o il principale problema. L’avere fatto subodorare delle novità ed essersi poi adagiato su un vecchissimo modo di far politica: questo è stato il vero fondamentale esiziale problema.

Peccato che Franceschini, nella foga di dichiarare di essere corresponsabile degli errori di Veltroni ed allo stesso tempo di voler cambiare tutto, non abbia pensato a modificare la cosa fondamentale e cioè passare da una politica di contrapposizione al, e dunque al rimorchio del, vincitore ad una politica di proposta, in cui l’avversario sta sullo sfondo, non come pericolo più o meno intensamente evocato per la democrazia (tranne quando è conveniente mettersi d’accordo con lui) , ma come portatore di idee diverse ed alternative da combattere e sconfiggere, esse sì.

Mi auguro che il buon Franceschini rifletta su questi aspetti, smetta di parlare di Berlusconi e cominci a formulare proposte, a presentare disegni di legge, a seminare idee, ad applicare su di sé in primis il rinnovamento (niente scorta, niente macchina di servizio, niente privilegi), a rimettere in moto la base e a guidare verso la superficie le enormi energie di cui essa è ricca. E spero ardentemente che la classe dirigente, autoreferenziale ed ormai screditata, che si è auto-assegnata il ruolo di dirigere il PD, trovi la capacità di farsi da parte.

Così non fosse, siatene certi non servirà a nulla strepitare contro Berlusconi, perché si sortirà il solo effetto di irritare chi lo ha votato magari contro-voglia e non vuole essere accusato di essere fascistoide o antidemocratico, si porteranno voti a Di Pietro che questo mestiere dell’anti lo sa far meglio e si otterrà il bel risultato di lasciare Berlusconi al governo per i prossimi vent’anni.

A presto,

Frali

politica interna
6 settembre 2008
Tra Veltroni e Parisi.

Non capisco Veltroni. Mi sfugge il senso politico delle sue posizioni. Perché riconoscere che Berlusconi è bravo sarebbe un'offesa a chi ha votato Partito Democratico? Non ha ancora capito il nostro caro Walter che fare Politica (con la P maiuscola) non vuol dire scagliarsi contro l'avversario, ma, invece, avanzare proprie proposte? A me il Berlusconi politico non piace e non è mai piaciuto. Non l'ho mai votato e non lo voterò in futuro, ma non ho difficoltà a riconoscergli capacità e qualità e non trovo la cosa per niente scandalosa.

Trovo invece discutibile l'affermazione di Veltroni che, secondo il Corriere della Sera (sito web), suona così: "Dire che Berlusconi è stato bravo è un'offesa per il popolo del Pd"; mentre per Il Messaggero (sito web) suona in quest'altra maniera: "..e penso che chi dice che Berlusconi è meglio di Veltroni offende in primo luogo chi ci ha votato." E perché mai? Cos'è questo un sussulto di centralismo democratico, per cui il capo è anche il migliore? Ma dai! Ma cosa si possono fare affermazioni di questo genere!
Come si può sostenere che il paese è senza guida? Si potrebbe semmai sostenere che in questo momento c'è un eccesso di guida, anche se a noi non piace. Non mi pare per niente utile rifugiarsi nella posizione che ciò che non ci piace non esiste.....

Concordo pienamente, invece, con l'affermazione relativa alla necessità di fare: Alleanze "non contro qualcuno ma su qualcosa" (sito di La Repubblica). Peccato che questa buona disposizione sia rimasta ancora a livello di dichiarazione di principio, negata dalla quotidiana rincorsa del "dagli all'avversario politico" anche quando da questi provengono affermazioni del tutto condivisibili.
Quando Parisi critica il "governo ombra", a me pare che dia voce ad una sensazione piuttosto diffusa. In cosa si è finora distinto questo "governo ombra", oltre che nella sterile polemica dei battibecchi. Quale proposta organica o proposta di legge ha messo a punto ed avanzata? Sarebbe assai più opportuno che, con umiltà, il nostro Walter si fermasse a riflettere sulla sostanza delle critiche (anche se la forma può essere spiacevole e bruciare, sono infine la sostanza ed il merito che contano) e cercasse di capire se e quanto sono fondate.

A me pare innegabile che nel PD si avverta un certo disagio, tanto a livello di quelli che Veltroni chiama dirigenti (ma perché cosa dirigono in questo momento?), quanto a livello di tanti elettori, come il sottoscritto. La ragione fondamentale del disagio è che si avverte una mancanza di capacità propositiva, l'assenza di qualcuno che abbia delle idee di ampio respiro, che sappia immaginare il paese nei prossimi cinque-dieci anni ed abbia la capacità di individuare la politica che permetta di raggiungere quel risultato. Si assiste, invece, ogni giorno a quello che poco fa ho definito la sterile polemica dei battibecchi.

Deve esserti chiaro caro Walter che non è questo quello che tanti come me immaginavano quando hanno partecipato alla fondazione del PD e hanno votato per te alle primarie.
Uscite dal bozzolo in cui vi siete rintanati, se ne siete capaci. Abbandonate la strada della critica preconcetta e a volte ridicola (come quella avanzata contro il governo per la scarcerazione dei teppisti napoletani: ma come si fa a dimenticare che le scarcerazioni dipendono dalla magistratura e non dal governo e che la magistratura è indipendente dall'esecutivo?) e volate alto. Cominciate a disegnare la società che avete in mente e ad avanzare in Parlamento e in Senato proposte per raggiungere questo obiettivo. Cercate di anticipare il governo nelle sue proposte. Non giocate di rimessa. Smettetela di dire che bisogna andare tra la gente per conoscerne i problemi e finalmente andateci, senza preannunciarlo. Insomma, smettetela con le dichiarazioni e le interviste e "datevi una mossa" (unica affermazione che ho condiviso dell'intervento di D'Alema alla festa di Firenze, anche se probabilmente il muoversi che ho in mente io è assai diverso da quello di D'Alema...). Cercate di capire ed anticipare, se possibile, i problemi dei vostri concittadini e formulate soluzioni e battetevi con fermezza perchè le vostre soluzioni siano implementate.
Altrimenti prendete atto della vostra inadeguatezza e passate la mano.

Alla prossima,

Frali
 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Veltroni Berlusconi Parisi bravo progettare

permalink | inviato da frali il 6/9/2008 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
luglio       
Ultime cose
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
Feed
blog letto 3021 volte